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Vendere online per la prima volta: perché un ecommerce da solo non basta
Pubblicato il 15.04.2026
Molte aziende pensano che il passo più difficile sia creare il sito ecommerce. In realtà, molto spesso, la parte più difficile arriva subito dopo.
Un ecommerce appena pubblicato, da solo, non ha traffico. Non ha visibilità, non ha storicità su Google, non ha ancora segnali utili per il posizionamento e, soprattutto, non ha persone che lo visitano in automatico.
In altre parole: il fatto di essere online non significa essere trovati.
Questo vale in particolare nel B2C, dove un negozio online nuovo parte quasi sempre da zero. Nel B2B, invece, può esserci almeno una base iniziale: agenti, clienti già acquisiti, rivenditori o partner a cui inviare il link del sito per iniziare a generare i primi accessi.
Ma nel commercio al consumatore finale le cose stanno diversamente: se il tuo brand non è già conosciuto, un ecommerce appena aperto rischia di restare invisibile per settimane o mesi.
Un ecommerce è come un negozio in una zona industriale
Per capire bene la situazione, basta usare una metafora molto concreta.
Aprire un ecommerce è come aprire un negozio in una zona industriale.
- hai il prodotto
- hai i prezzi
- hai tutto pronto per vendere
Ma nessuno passa davanti alla tua vetrina.
Non perché il negozio non sia valido, ma semplicemente perché nessuno sa che sei lì.
E questo è esattamente quello che succede a moltissimi ecommerce appena creati: sono tecnicamente online, ma di fatto non sono ancora visibili.
Un marketplace, invece, è come un negozio in un centro commerciale
Aprire uno shop su un marketplace è molto diverso.
È come prendere uno spazio dentro un centro commerciale:
- il traffico esiste già
- le persone sono già lì per acquistare
- i prodotti possono essere visti fin da subito
In pratica, sul marketplace sei già in un contesto dove le persone cercano prodotti, confrontano offerte e sono predisposte all’acquisto.
Da questo punto di vista, si può dire che il marketplace ti offre una forma di visibilità immediata: non devi costruire da zero tutto il traffico come succede con un ecommerce indipendente.
Naturalmente questo vantaggio ha un costo. Proprio come in un centro commerciale paghi affitto, servizi, pulizia, sicurezza e gestione degli spazi comuni, anche nei marketplace paghi commissioni e costi di struttura.
Nella pratica, tra commissioni e costi collegati, si può arrivare spesso intorno al 10%–15%.
Non è poco. Ma va letto nel modo giusto: non stai pagando solo una piattaforma, stai pagando anche l’accesso a un flusso di clienti già esistente.
I marketplace non servono solo per guadagnare
Uno degli errori più comuni è valutare i marketplace solo in base al margine immediato.
In realtà, soprattutto all’inizio, possono avere anche una funzione strategica molto importante.
Un marketplace può essere utile per:
- far conoscere i prodotti
- iniziare a generare ordini
- movimentare il magazzino
- aumentare i volumi di spedizione
- migliorare il rapporto con i corrieri grazie a più volumi
- testare il mercato e capire cosa vende meglio
In alcuni casi il margine può essere molto basso, o addirittura vicino allo zero. Ma il punto è che, soprattutto in fase di partenza, da qualche parte bisogna investire.
Se non investi nei marketplace, dovrai quasi certamente investire in altri canali per generare traffico e visibilità.
La visibilità si paga sempre, in un modo o nell’altro
Questo è forse il punto più importante di tutti: la visibilità non arriva da sola.
Molte aziende stanziano un budget per realizzare il sito ecommerce e pensano che quello sia il grosso dell’investimento. In realtà, la cifra necessaria per creare il sito è solo una parte del progetto.
Una volta pubblicato l’ecommerce, bisogna iniziare a portare visitatori. E per farlo servono investimenti, tempo, strumenti e competenze.
Se non vuoi pagare la visibilità tramite i marketplace, dovrai pagarla in altri modi, ad esempio con:
- Google Ads, cioè annunci a pagamento su Google per comparire subito nei risultati sponsorizzati
- Social Media Marketing, cioè attività organiche e sponsorizzate su social come Facebook e Instagram per farti conoscere e generare traffico
- Remarketing, cioè campagne pubblicitarie rivolte a chi ha già visitato il tuo sito senza acquistare, per riportarlo sul negozio online
- SEO, cioè il lavoro di ottimizzazione tecnica e contenutistica per cercare di migliorare il posizionamento organico su Google
In pratica, il concetto è semplice: se nessuno sa che il tuo ecommerce esiste, devi trovare il modo di fartelo conoscere.
Cos’è il remarketing, in parole semplici
Il remarketing è una delle attività più utili per chi ha un ecommerce, soprattutto quando il traffico inizia ad arrivare ma le conversioni sono ancora basse.
Funziona così: una persona visita il tuo sito, guarda alcuni prodotti, magari li mette nel carrello, ma poi esce senza comprare.
Con il remarketing puoi mostrare a quella stessa persona annunci mirati nei giorni successivi, ad esempio su Google, su Facebook o su altri siti.
In questo modo non riparti ogni volta da zero, ma provi a recuperare utenti che hanno già mostrato interesse.
Anche questo, però, richiede configurazione, strumenti adeguati e budget pubblicitario.
SEO e SERP: due parole che non vanno prese alla leggera
Quando si parla di ecommerce, capita spesso di sentire frasi come: “tanto poi il sito si indicizza” oppure “basta fare un po’ di SEO”.
Nella realtà, il tema è molto più complesso.
La SEO è l’insieme delle attività che servono a migliorare la presenza di un sito nei risultati organici dei motori di ricerca. La SERP, invece, è la pagina dei risultati di Google: quella in cui tutti vorrebbero comparire bene, possibilmente nelle prime posizioni.
Il problema è che la SERP è competitiva, cambia nel tempo ed è influenzata da moltissimi fattori: contenuti, struttura tecnica del sito, velocità, link, autorevolezza del dominio, qualità delle schede prodotto, intenzione di ricerca degli utenti e molto altro ancora.
Per questo non bisogna credere a chi promette risultati facili o rapidi. La SEO non è magia, non è automatica e non è gratuita. È una materia tecnica, articolata, che richiede competenze e continuità.
Attenzione ai CMS “gratuiti”: gratis all’inizio non significa economico alla fine
Un altro errore molto diffuso è pensare che partire da un CMS gratuito sia automaticamente la scelta più conveniente.
Sulla carta può sembrare così: la piattaforma base è gratuita, quindi si pensa di risparmiare. Poi, però, nella pratica iniziano ad arrivare tutti i costi collaterali:
- plugin e add-on necessari
- integrazioni a pagamento
- personalizzazioni richieste dalla web agency
- sviluppi su misura
- manutenzioni e aggiornamenti
- interventi tecnici ogni volta che qualcosa cambia o si rompe
Il risultato è che molto spesso il costo finale diventa più alto di quanto ci si aspettasse all’inizio.
E non solo: spesso ci si ritrova con un sistema composto da tanti pezzi diversi, che devono convivere tra loro, aggiornarsi correttamente e restare compatibili nel tempo.
Perché una soluzione standard può essere più conveniente di un progetto dispersivo
Proprio per questo, in molti casi, una soluzione standard e strutturata può rivelarsi molto più conveniente e più sostenibile nel medio-lungo periodo.
Una piattaforma come Ready Pro, ad esempio, non va vista soltanto come il software che pubblica un ecommerce. Va vista come uno strumento che aiuta a gestire in modo integrato tutto ciò che serve davvero per vendere online.
Questo include, ad esempio:
- la gestione di magazzino e ordini
- la sincronizzazione con i marketplace
- gli strumenti utili per attività di marketing
- l’integrazione con flussi operativi già presenti in azienda
- una struttura più lineare rispetto a progetti basati su molti moduli esterni
In altre parole, una soluzione standard ben progettata permette spesso di ridurre:
- i costi nascosti
- le dipendenze da componenti esterni
- la frammentazione tecnica
- i tempi necessari per mettere davvero in moto il progetto
E questo conta molto, perché il vero obiettivo non è semplicemente “avere un sito”, ma avere un sistema che permetta all’ecommerce di funzionare davvero.
Diffida dalle promesse troppo facili
Chi vende un progetto ecommerce dovrebbe essere molto chiaro su un punto: pubblicare il sito non basta.
Se qualcuno lascia intendere che basti andare online per iniziare a vendere in automatico, conviene fare attenzione.
Un ecommerce può funzionare molto bene, ma solo quando viene inserito in una strategia più ampia che tenga conto di:
- visibilità
- canali di acquisizione traffico
- strumenti di marketing
- posizionamento del brand
- competitività di prezzo e servizio
Insomma, non bisogna credere alle promesse da mercante. Meglio partire con aspettative realistiche, un buon impianto tecnico e una strategia chiara.
In conclusione
Un ecommerce appena creato, soprattutto nel B2C, non avrà visite da solo. Perché un sito nuovo non nasce già visibile, già indicizzato e già frequentato.
Aprire un ecommerce è come aprire un negozio in una zona industriale: può funzionare, ma bisogna portare le persone fin lì.
Aprire su un marketplace, invece, è come entrare in un centro commerciale: costa, ma offre una visibilità immediata e può essere una leva utile per partire, movimentare il magazzino e creare volumi.
In ogni caso, il punto chiave resta lo stesso: il budget per un progetto ecommerce non può fermarsi alla sola realizzazione del sito.
Bisogna prevedere anche investimenti per:
- marketplace
- Google Ads
- Social Media Marketing
- remarketing
- SEO
Ed è altrettanto importante scegliere strumenti che aiutino davvero a gestire il progetto in modo sostenibile, evitando costi nascosti e complessità inutili.
Per questo, prima di investire in un ecommerce, conviene fermarsi un attimo e porsi una domanda molto semplice: ho previsto solo il costo del sito, oppure anche tutto quello che serve per farlo conoscere e farlo funzionare?
Vuoi capire come impostare il tuo progetto ecommerce in modo più realistico?
Ogni azienda ha prodotti, margini, canali e obiettivi diversi.
Contattaci: possiamo aiutarti a valutare gli strumenti più adatti per partire con un ecommerce, integrare i marketplace e costruire un progetto più concreto e sostenibile nel tempo.
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