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  • Sicurezza informatica: cloud oppure on-premise? Nessun sistema è davvero invulnerabile

    Pubblicato il 28.09.2026

    Negli ultimi anni le aziende hanno affidato ai software gestionali una quantità sempre maggiore di informazioni: anagrafiche di clienti e fornitori, ordini, fatture, documenti, listini, dati contabili, informazioni bancarie, statistiche di vendita e, più in generale, una parte importante della propria operatività quotidiana. È quindi inevitabile che ogni volta che viene reso pubblico un incidente informatico che coinvolge una piattaforma molto diffusa torni a farsi strada una domanda: quanto sono realmente al sicuro i dati aziendali?

    La questione è tornata di attualità nell'agosto 2026, quando TeamSystem ha comunicato di aver rilevato un accesso non autorizzato al software Contabilità in Cloud. Secondo quanto reso noto, l'incidente ha comportato la sottrazione di alcune categorie di dati presenti nel servizio, tra cui dati anagrafici, coordinate bancarie IBAN, indirizzi email e numeri di telefono.

    È importante chiarire subito un punto: episodi di questo tipo non dimostrano che il cloud sia insicuro, così come un incidente che coinvolge un server aziendale non dimostrerebbe che le soluzioni on-premise siano insicure. Al contrario, mostrano quanto sia diventato complesso proteggere i sistemi informatici moderni, anche quando a farlo sono aziende molto grandi, con competenze specialistiche e risorse economiche enormemente superiori a quelle di una normale piccola o media impresa.

    La domanda corretta, quindi, non è semplicemente se sia più sicuro il cloud oppure l'on-premise. È più utile comprendere quali rischi caratterizzano le diverse architetture, come cambia la distribuzione di questi rischi e soprattutto cosa può fare concretamente un'azienda per ridurre le probabilità di subire un attacco e limitarne le conseguenze.

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  • PPWR 2026: cosa cambia per gli imballaggi e-commerce e perchè conviene registrare le dimensioni dei prodotti

    Pubblicato il 31.08.2026

    Chi gestisce un e-commerce conosce bene una situazione molto comune: arriva un ordine, il magazziniere prende una scatola abbastanza grande da contenere i prodotti, aggiunge carta, pluriball o cuscini d’aria per bloccare la merce e prepara il pacco per la spedizione.
    Dal punto di vista operativo è un sistema semplice, veloce e utilizzato ogni giorno da migliaia di aziende.
    Nei prossimi anni, però, il modo in cui vengono scelti e utilizzati gli imballaggi dovrà diventare molto più razionale.

    Il motivo si chiama PPWR, acronimo di Packaging and Packaging Waste Regulation, il nuovo regolamento europeo sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio.
    Il regolamento UE 2025/40 è entrato in vigore nel 2025 ed è generalmente applicabile dal 12 agosto 2026. Questo non significa che tutti i nuovi obblighi siano scattati contemporaneamente: molte delle misure più importanti entreranno in applicazione progressivamente nei prossimi anni.
    Per chi gestisce un e-commerce, una delle novità più interessanti riguarda proprio le dimensioni degli imballaggi utilizzati per spedire gli ordini.

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  • Digitalizzazione della rete vendita B2B: perché l’ordine cartaceo ti costa più di un e-commerce integrato al gestionale

    Pubblicato il 15.07.2026

    Nel commercio tradizionale, c'è un'abitudine dura a morire: la gestione degli ordini all'ingrosso tramite e-mail, messaggi WhatsApp, fogli Excel o, peggio ancora, blocchetti commissioni cartacei compilati a mano dagli agenti durante le visite ai clienti.

    Molti imprenditori e direttori commerciali considerano questo sistema "sicuro" perché consolidato negli anni. Nella realtà del 2026, però, continuare a raccogliere gli ordini B2B in questo modo equivale a gestire un'azienda con il freno a mano tirato. Ogni dato ridigitato a terminale, ogni telefonata per verificare la disponibilità di un codice e ogni listino personalizzato inviato via PDF rappresenta un costo occulto che erode i tuoi margini.

    La digitalizzazione della rete vendita B2B non è una scelta di posizionamento o una moda tecnologica: è l'unico modo per proteggere l'efficienza operativa della tua azienda e scalare i volumi di vendita senza affogare nella burocrazia interna.

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  • Diritto di recesso sui siti e-commerce: come trasformare un obbligo normativo in un servizio di fiducia per il cliente

    Pubblicato il 25.06.2026

    Nel mondo delle vendite online, la fiducia è il bene più prezioso. Un consumatore che acquista su uno store indipendente ha bisogno di sentirsi sicuro tanto quanto quando compra su una grande piattaforma. Per questo motivo, l'introduzione dell'obbligo pulsante di recesso e-commerce – previsto dall'Art. 54-bis del Codice del Consumo ed entrato in vigore a giugno 2026 – non dovrebbe essere vissuto dai merchant come l'ennesimo ostacolo burocratico, bensì come un'opportunità per qualificare il proprio sito.

    La nuova norma stabilisce che i negozi online debbano presentare una funzionalità per il recesso che sia ben visibile e facilmente accessibile. Piuttosto che cercare di "nascondere" questa opzione per paura di ricevere resi, i siti web più professionali stanno cogliendo l'occasione per dimostrare massima trasparenza. Offrire un percorso chiaro e senza frizioni per il ripensamento è il modo migliore per rassicurare l'utente nel momento decisivo dell'acquisto, spingendolo a completare il carrello con maggiore serenità.

    Per chi gestisce un piccolo o medio e-commerce, la vera sfida non è la quantità di resi, ma l'ordine e la precisione con cui si risponde al cliente. Mostrarsi disorganizzati in questa fase rischia di rovinare il rapporto con un acquirente che, altrimenti, sarebbe potuto tornare in futuro.

    Con la piattaforma e-commerce Ready Pro, l'attivazione di questa funzionalità può essere gestita con gradualità, scegliendo lo strumento che meglio si adatta all'organizzazione della tua attività.

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  • Dropshipping e Magazzino Virtuale: Vendere Online senza Stock

    Pubblicato il 18.05.2026

    Nel mondo dell'e-commerce professionale, la parola dropshipping è spesso abusata e circondata da falsi miti. Non si tratta di una formula magica per fare soldi facili, ma di una precisa strategia logistica e commerciale che può essere declinata in modi completamente differenti.

    Capire la differenza tra il dropshipping puro (spedizione diretta al cliente) e il comprare sul venduto tramite magazzino virtuale è il primo passo per strutturare un business online che sia scalabile, profittevole e, soprattutto, privo di errori operativi.

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  • Logistica Sostenibile: il sistema Paperless come futuro obbligatorio del magazzino

    Pubblicato il 08.05.2026

    Transizione al magazzino digitale: perché eliminare la carta è una scelta strategica

    Il settore della logistica sta attraversando una trasformazione profonda. Se fino a pochi anni fa l'eliminazione della carta era considerata una scelta puramente ecologica, oggi è diventata una necessità economica e operativa. Con l'aumento vertiginoso dei volumi dell'e-commerce, la gestione manuale non è più solo lenta: è un rischio per la stabilità stessa del business.

     

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  • Perchè Google cambia i titoli dei miei prodotti in SERP? Guida ai titoli e alle descrizioni per l'E-commerce

    Pubblicato il 21.04.2026

    Chiunque gestisca un e-commerce si è trovato, almeno una volta, a fare una ricerca su Google e a restare interdetto: perché il titolo del mio prodotto appare diverso da quello che ho scritto nel mio sito? Titoli troncati, nomi di categorie aggiunti automaticamente o, peggio, descrizioni "generiche" che sembrano non avere nulla a che fare con il tuo testo?

    Nel nostro forum di assistenza è un tema ricorrente. Molti utenti caricano screenshot della SERP (la pagina dei risultati di ricerca) chiedendosi se ci sia un errore nel sito. In realtà, si tratta di un comportamento standard dei motori di ricerca, legato al modo in cui i dati vengono elaborati e trasmessi.

    Ecco perché succede e come puoi riprendere il controllo della situazione.

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  • Vendere online per la prima volta: perché un ecommerce da solo non basta

    Pubblicato il 15.04.2026

     

    Molte aziende pensano che il passo più difficile sia creare il sito ecommerce. In realtà, molto spesso, la parte più difficile arriva subito dopo.

    Un ecommerce appena pubblicato, da solo, non ha traffico. Non ha visibilità, non ha storicità su Google, non ha ancora segnali utili per il posizionamento e, soprattutto, non ha persone che lo visitano in automatico.

    In altre parole: il fatto di essere online non significa essere trovati.

    Questo vale in particolare nel B2C, dove un negozio online nuovo parte quasi sempre da zero. Nel B2B, invece, può esserci almeno una base iniziale: agenti, clienti già acquisiti, rivenditori o partner a cui inviare il link del sito per iniziare a generare i primi accessi.

    Ma nel commercio al consumatore finale le cose stanno diversamente: se il tuo brand non è già conosciuto, un ecommerce appena aperto rischia di restare invisibile per settimane o mesi.

     

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  • E-commerce e Scontrino Elettronico: perché continuare ad emetterlo è un errore (costoso) nel 2026

    Pubblicato il 11.04.2026

    C’è un’immagine che nel 2026 stride terribilmente con l'idea di un business digitale moderno: un magazzino e-commerce nel pieno dell’operatività, dove tra stampanti termiche che sfornano etichette di spedizione e palmari che leggono codici a barre, risuona ancora il gracchiante "zì-zì" di un registratore telematico che stampa scontrini fiscali.

    Perché lo stiamo ancora facendo?

    Se anche tu ti ritrovi a emettere scontrini per ogni vendita online, spesso la "colpa" non è tua. È una pratica figlia di un’abitudine dura a morire e, purtroppo, di una consulenza fiscale spesso troppo prudente o non adeguatamente aggiornata sulle specificità del commercio digitale. Molti commercialisti, nel dubbio, consigliano di "fare come in negozio", senza rendersi conto che stanno consegnando ai propri clienti una palla al piede burocratica di proporzioni enormi.

    Il messaggio chiave che dobbiamo fissare subito è questo: nel 2026, emettere lo scontrino per le vendite online non è solo un atto non richiesto dalla legge, è un vero e proprio freno alla crescita.

    In un mercato che corre verso l'automazione totale e dove la velocità di spedizione è il principale fattore competitivo, fermarsi a gestire la fiscalità come se fossimo in un negozio di quartiere negli anni '90 non ha alcun senso. Non è solo una questione di risparmiare un pezzo di carta; è una questione di efficienza, scalabilità e protezione del proprio tempo.

    In questo articolo vedremo perché è arrivato il momento di spegnere quel registratore di cassa e come gestire correttamente la tua contabilità online senza complicarti inutilmente la vita.

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  • Gestionale cloud o installato su PC? Pro e contro per le PMI

    Pubblicato il 30.03.2026

    Software gestionale: cloud, web-based o on-premise?

    Nel 2026 fare chiarezza è più importante che inseguire le etichette

    Quando si cerca un nuovo software gestionale, ci si imbatte quasi subito in una quantità di termini che spesso vengono usati in modo confuso: cloud, web-based, SaaS, desktop remoto, VPS, VPN...

    Tra tutti, il termine più abusato è sicuramente cloud. Oggi sembra quasi che basti dire che un software è “in cloud” per farlo apparire automaticamente più moderno, più efficiente e più adatto a qualsiasi azienda.

    In realtà, cloud non significa per forza web-based. E questa distinzione è fondamentale. Molte imprese finiscono per confrontare tecnologie molto diverse tra loro come se fossero la stessa cosa, quando invece rispondono a logiche operative differenti.

    Per scegliere bene non basta chiedersi se un gestionale sia “moderno” oppure no. La vera domanda è un’altra: qual è l’architettura più adatta al modo in cui la tua azienda lavora ogni giorno?

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